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COSE 2

Cominciamo questa serie con un classico gadget perl'auto degli anni tra i sessanta ed i settanta: il cane che muove la testa! Sistemato sul lunotto posteriore era un accessorio pressoché indispensabile per l'automobilista doc! Gli scossoni del viaggio facevano si che la testa ciondolasse, rendendolo assomigliante ad un cane vero.


Ad un certo punto verso gli anni '70 ci fu una carenza di monete metalliche. Non ricordo, e non riesco ad immaginarne il motivo. E ci furono effettivamente delle difficoltà nel fare la spesa, nel dare il resto e così via. Ma l'italica fantasia, nonché l'abitudine (derivante dalla necessità) di sostituirsi allo stato la ove questo era carente, fecero si che il problema fosse risolto da banche, istituti di credito, supermercati, eccetera, che si misero a battere moneta. Cosa tra l'altro vietata, mi sembra, E nacquero i cosiddetti "miniassegni", ovvero delle banconote al portatore che sostiruirono egregiamente le monete. Vent'anni più tardi,(negli anni 90, per un paio di anni), sempre per misteriosi motivi vennero invece coniate delle monete da 100 e da 50 Lire in versione ridotta, con un diametro che era di un terzo di quello originale. Le chiamavamo le monete dei Puffi, anche se il valore era effettivamente quello stampato. Non ho mai capito questa furbizia del nostro governo, anche perché se si pensa al costo di nuovi coni l'operazione fu un crac colossale. Mah!


I biglietti dei treni negli anni '70: bianchi per la seconda classe, verdolini per la prima.Con dimensoini decisamente più consone alla sistemazione nel portafoglio, non come i lenzuoli di oggi, che pur contenendo esattamente lo stesso numero di informazioni danno un grosso aiuto alla distruzione degli alberi. Il controllore passava direttamente sul treno per "obliterarli", anche se allora non si diceva così. (tra l'altro obliterare significa letteralmente far dimenticare, cancellare: che cosa c'entra con la convalida del biglietto lo sanno solamente gli estrosi personaggi che utilizzarono questo termine sui mezzi pubblici torinesi proprio in quegli anni; forse qualcuno che si studiava il dizionario giorno per giorno, essendo arrivato alla lettera O decise di usarlo facendo conto sull'ignoranza altrui).


Non si può parlare degli anni '60 senza nominare gli occhiali da sole dei poliziotti americani, in sella alle favolose Harley: i Ray Ban modello Aviator, rigorosamente con lenti marchiate B&L. Questa azienda di Rochester era famosa sin dall'inizio del secolo scorso per la qualità ottica delle proprie lenti, fabbricate in cooperazione con un'altra mitica fabbrica, la tedesca Zeiss. E dato l'elevato livello qualitativo delle lenti, queste superavano i rigorosi criteri dell'esercito americano e venivano utilizzate per sistemi di misura, di tiro, periscopi eccetera. Così nel 1937 venne creata la Rayban appunto su rischiesta dell' Areonautica americana, che voleva degli occhiali da fornire ai propri piloti. Devo dire che non li ho più abbandonati. A quel tempo me li procurava un collega di papà direttamente dagli states, e li pagavo circa 20 dollari (che al tempo valevano 4 volte meno di adesso al cambio...). Ed anche questi occhiali ormai sono un ricordo, almeno per i puristi come me. Dopo essere stato creato dalla B&L nel lontano 1937, il marchio venne acquisito nel '99 da una ditta italiana, che sostituì le mitiche lenti B&L con altre, ci lasciò la scritta RayBan sopra (e ovviamente rimosse quella B&L) per farle sembrare sempre originali, smise di placcare la montatura in oro,e iniziò a smerciare queste "copie"! Sono probabilmente identici agli originali, ma a me non danno assolutamente le stesse emozioni di quelli "made in usa"!


I monili degli anni 70: solitamente in argento, molto grossi, con pietre delle dimensioni di una pizza, catene buone per lagarci la bicicletta, oppure in cuoio. Questa lametta mi era stata regalata da una persona particolare, non ho mai capito se avesse un significato recondito oppure fosse solo strana. E' comunque in oro, ed ha il marchio del negozio che la produsse ( o forse solo la mise in commercio): si tratta della gioielleria Clapero di Torino, tuttora esistente.


Una volta gi accendini erano degli oggetti da esporre, non esistevano i monouso, erano a benzina ed avevano una pietra focaia per fare la scintilla; qui ce n'è uno da tavolo e la relativa versione (funzionante) portachiavi.Il più grande è un Saffa Eterno, il portachiavi sul fondo ha la scritta AUER. Ricordo che si andava dal tabaccaio e per poche lire (forse 10?) si comprava una fialetta trasparente contenente la benzina per riempire il serbatoio.


Questo accendino a benzina, realmente funzionante, riproduce una mini pistola, lunga circa tre centimetri. Per le borsette delle signore in cerca di difesa? Comunque è marchiato Corona.


Bellissimo accendino a benzina Dunhill d'argento degli anni '60.Meccanismo automatico:girando la rotella della pietra focaia si alza automaticamente il coprifiamma. Completamente restaurato, usatissimo da mio padre.


Accendino sempre a benzina della Ronson. Poco da dire, un classico di sempre.


Sempre un Ronson, sempre a benzina, questa volta da tavolo. Ora fa bella mostra di sé sul mio caminetto, dove invece delle sigarette accende il fuoco in inverno.


Risale credo agli anni 50 questo Flaminaire Quercia Baron (così almeno sta scritto sul fondello). A guardarlo bene sembra che contenesse una mini bombola di gas butano che non poteva essere ricaricata. Forse se ne poteva comprare una nuova?


Questo, mostrato anche aperto, risale allo stesso periodo; sul fondello è nuovamente scritto Flaminaire Quercia. La bombola di gas butano non può essere ricaricata. Ho trovato in rete un foglietto dell'epoca con le istruzioni per l'uso di un modello simile.



E per chi non amava gli accendini erano comuni questi fiammiferi con la capocchia colorata o dorata, lunghi per il caminetto ed il barbecue, corti per la pipa o le sigarette. Qui in confezione pubblicitaria per la 3M.


Altri tipi di fiammiferi, della Saffa, azienda fondata nel 1928 e dedicata all'inizio alla produzione di fiammiferi. Questi hanno le capocchie di diversi colori. Risultato: erano così belli che nessuno ha mai avuto il coraggio di usarli!


Chi ricorda queste piccole scatolette di caramelline della Mental? C'erano diversi gusti,amaretto, anice,garofano, rosa, verbena, millefrutti come questa, e d ogni gusto corrispondeva una scatolina particolare. Le prime scatoline erano di metallo, in seguito vennero sostituite dalla più comune e meno costosa plastica.



Data la fama attorno a 007 ci fu un enorme merchandising, che pero' non veniva chiamato così. Questa penna, con la sigla 007 incisa sul cappuccio, oltre a scrivere ha incorporato un potente fischietto, e soprattutto una vera pistola: inserendo un colpo Super Bum ed un proiettilino di plastica è in grado di sparare con notevole potenza!. Faceva parte di un set composto, oltre che dalla penna, da un anello colla sigla 007 incisa in rilievo al posto della pietra e da un bracciale con uno scomparto per tenerci i messaggi segreti; purtroppo questi oggetti si sono persi nel tempo, ma se qualcuno li avesse mi piacerebbe almeno rivederli....


Erano di moda le biro multicolori, solitamente quattro (verde-rosso-blu-nero) in diverse forme, e qualche volta anche a 5 o 6 colori. Alcune, invece del refill montavano una mina, ed ecco le matite a 4 colori!|



Erano molto comuni le penne-souvenir come questa (per la precisione questa arriva da Trieste), dove una nave puttosto che una gondola o un'auto andavano su e giù scorrendo dentro ad un liquido muovendo la penna. Decisamente più... sexi quelle in cui una donnina procace, semi svestita, perdeva il poco che aveva rimanendo come mamma l'aveva fatta semplicemente alzando o abbassando la penna; credo facessero parte dei regali dei barbieri.


Un'altra penna che non mancava in nessuna scrivania era questa: la parte posteriore fungeva da tagliacarte, solitamente in plastica, alcune volte con una vera lama in metall. Poteva essere "arricchita" da una scala graduata in cm sul lato opposto alla lama per fungere anche da righello.


In montagna solitamente venivano vendute queste penne a forma di picozza, assolutamente uguali in ogni località, l'unica differenza consisteva nello stemma applicato.


Questa è invece una penna proto-pornografica: guardando nella lente posta all'estremità superiore si possono vedere una serie di diapositive di fanciulle succintamente vestite. Un modo alternativo di utilizzare i microfilm!


A proposito di biro multicolori, ecco la penna Carioca a 10 colori: un classico dell'epoca.Ricordo anche una penna a 20 colori: più o meno le stesse dimensioni della Carioca,ma senza il meccanismo e completamente trasparente: all'interno,incastrate lungo la circonferenza, una ventina di refill di tutti i colori, che occorreva estrarre ed inserire al centro per l'utilizzo. Non l'ho più trovata, ma mi piacerebbe riaverla!


La Papermate, una biro americana che ha fatto un certo rumore perché prima a dare (eravamo negli anni '70) una garanzia a vita, totale ed illimitata.Buona qualità, l'inchiostro nel refill era messo a pressione, così la biro poteva scrivere anche "in salita": veniva chiamata la penna degli astronauti!


Un'altra moda degli anni '60 furono le stilografiche, che funzionavano con normali cartucce ed alterttanto normali pennini, formato famiglia: impossibili da tenere in mano a lungo, furono molto usate come veicoli pubblicitari


Famosissima questa stilografica della Aurora: la Hastil, frutto di un curato design. La confezione spaziale a cilindro comprende il caricatore di inchiostro e due cartucce: si potevano usare indifferentemente entrambi. In seguito ne uscirono delle versioni in oro.


Un altro esempio di design sempre di Aurora: la Thesi, questa volta una biro piatta in una confezione altrettanto piatta. Scomodissima per scrivere, ma splendida da vedere.


Dopo tutte queste penne, un portapenne da scrivania: questo è fatto con il mollone della 500, ed era chiaramente una pubblicità per...addetti ai lavori.


Un utilissimo accessorio per lo studente modello: la scolorina. Due boccette, piene l'una di un liquido rosso e la seconda di un liquido bianco, rendevano possibile la cancellazione e la riscrittura di qualsiasi cosa, in genere voti scolastici. La maestra elementare che purtroppo mi sono ritrovato ad avere ne faceva un grande utilizzo, in genere per rialzare i voti di quelli le cui madri si piegavano a leccarle il dovuto. Fortunatamente è stata cacciata dalla scuola a seguito di vibrate proteste: oggi si direbbe che è stata messa in prepensionamento. Per tornare alla scolorina, in questo tubetto c'erano i ricambi: due pastigliette da sciogliere in acqua per ottenere il liquido magico.


Ovviamente il mio rendimento scolastico, non essendo io fornito di madre lecchina, era alquanto scarso. Poi, chissà perché, appena cacciata l'idiota di cui sopra cominciai a fare incetta di medaglie di studio distribuite dalla scuola agli allievi presumiilmente più meritevoli. Ed ecco quì alcune medaglie d'oro, d'argento e di bronzo rilasciate appunto dal Collegio San Giuseppe alcune decadi addietro. Che potevano venire ostentate per alcuni giorni dopo la premiazione ufficiale: ricordo con orrore quelle sonanti medagliette appese al grembiule (nelle elementari) o alla giacca (nelle medie). Credo che ora siano state fortunatamente abolite.


Non potevano mancare le agendine da borsetta: microscopiche, femminili ed in quanto tali corredate di un utile specchietto, ovviamente con una matita minuscola a mina intercambiabile, venivano regalate dalle aziende a fine anno come gadget pubblicitario. Non ricordo di averne mai vista utilizzare una, ma forse mia mamma non aveva poi così tanti impegni mondani da ricordare! Queste sono tutte pubbicitarie e risalgono al 1958!


Alla cresima si riceveva un piccolo catechismo solitamente con la copertina in madreperla. Questo ha addirittura le preghiere in latino, la messa veniva detta in questa lingua. Inoltre era anche tipico il rosario con custodia d'argento.


Minox:credo la più famosa delle macchine fotografiche, la macchina delle spie, la più piccola, immortalata in decine di film anche di 007. La qualità nonostante le ridotte dimensioni della macchina, e del rollino, è impressionante. Diventata talmente un must che da qualche hanno è stata rimessa in commercio, in versione digitale o con pellicola. Questa è la Minox C, prodotta tra gli anni 69 e 76, con una confezione a due piani comprendente oltre alla macchina l'apposito flash (ovviamente con lampada a bulbo!), e le custodie in vera pelle per entrambi gli apparecchi. Può lavorare in automatismo totale oppure in manuale, come una reflex professionale. La catenella in acciaio che serviva a tenere la Minox poteva essere anche utilizzata come distanziometro nella foto a distanza ravvicinata: infatti una serie di tacche ogni 10 cm rendevano possibile perfezionare la messa a fuoco.


Più recente (anni 81-90) la Minox EC pò essere considerata una sorella minore della precedente: messa a fuoco fissa, automatica,senza alcuna regolazione. Anche questa dotata di flash con lampade a bulbo.


Nell'epoca della miniaturizzazione, pensiamo al miracolo dei transistor, i giapponesi si scatenarono, e inventarono tra l'altro questa micro macchina fotografica,detta appunto Mycro Camera, tentando di contrastare la mitica Minox (vedi). Pur così piccola ha la possibilità di regolare tempi e diaframmi, oltre al fuoco, ed è dotata di una nutrita serie di accessori. Subito i costruttori di giocattoli ne fecero una versione appunto per bambini, che veniva pubblicizzata sulle pagine di Topolino, ovviamente molto meno complessa. Credo fosse anche sul catalogo SAME IMPORT.


Tra le macchine fotografiche non poteva mancare la Voigtlander, austriaca in origine ed in seguito diventata tedesca, munita di eccezionali ottiche: pur non costando come una Leica od una Rollei (ricordiamo la famosissima biottica), era altrettanto valida. Infatti a metà del secolo scorso il marchio venne acquisito da Zeiss (basta il nome!) ed in seguito ceduto a Rollei (appunto!). Ai nostri giorni il marchio è stato nuovamente ceduto ad un altro gruppo tedesco che ha iniziato a produrre fotocamere digitali e classiche sotto questo famoso nome.


Non essendo questi apparecchi dotati di automatismi per l'esposizione, ci si doveva ingegnare a settare i corretti diaframmi e tempi, regolandosi ad occhio per la quantità di luce presente. In questo caso erano utili, anche se macchinosi, gli esposimetri esterni come i famosi Gossen (Lunasix il più noto). Qui si vede un Gossen Sixon, funzionante senza batteria grazie ad una fotocellula al solfuro di cadmio che genera corrente in presenza di luce (un pannello fotovoltaico d'antan). Ed a seconda di quanta luce è presente, la lancetta indica correttamente apertura e tempi, dopo avere ovviamente impostato la sensibilità della pellicola. Questo esposimetro in particolare è in grado anche di controllare la temperatura colore grazie ad una scala colorata inserita su di un fianco.La germanica Gossen è tuttora in attività, e continua a produrre esposimetri di valore, sicuramente più adatti ad un utilizzo professionale
Il secondo apparecchio, conservato con tutta la scatola, è un Seconic della Hanimex: funzionante sempre sullo stesso sistema, è stato conservato con la scatola originale e la sua custodia di cuoio. Entrambi gli apparecchi sono dotati di una catenella di acciaio, che consentiva di agganciarli alla cintura per averli sempre a portata di mano.


Una piccola macchina fotografica della Kodak, la Brownie.si dice sia stata la prima macchina fotografica ad essere costruita in bachelite, e sfoggia un bellissimo stile deco. Fu creata per la Kodak dal designer americano Walter Dorwin Teague, che ne ideò anche diverse altre, come la Baby Brownie e la Bantam. Fuoco fisso, diaframma e tempo pure, la qualità non era il massimo ma erano semplici da usare


La Polaroid: un successo immediato per questo esemplare di fotocamera a sviluppo immediato:consentiva di vedere immediatamente la fotografia. In questo modello, uno dei primi, era possibile solo fare fotografie in bianco e nero, di piccolo formato, (circa 10 x 10), e occorreva immediatamente passare il fissatore sull'immagine appena ottenuta per evitare che la foto sbiadisse col tempo. Devo dire che ancora oggi le piccole foto sono visibilissime. Una curiosità: nella macchina era presente un esposimetro automatico,collegato alla messa a fuoco. Regolando quest'ultima, all'ottenimento della esposizione corretta appariva in nero su fondo rosso la parola YES: a questo punto si poteva scattare, quindi si estraeva la pellicola, si attendevano circa 60 secondi agitando il quadratino nell'aria ed ecco l'immagine!


Anche la Paillard, la cinepresa per eccellenza degli anni 60 non ha bisogno di presentazioni: formato 8 mm, esposimetro incorporato e movimento ad orologeria: occorreva caricare la molla per fare avanzare la pellicola, e solitamente la carica finiva nel bel mezzo di qualche azione irripetibile!


I filmini fatti con la cinepresa Paillard si dovevano vedere con questo proiettore, sempre Bolex Paillard. passo 8mm semplice, niente sonoro, ha la possibilità di funzionare a 110, 120, 220 Volt. Però la lampada interna è una lampada a filamento da 500 Watt a 110 volt: la volta che si brucerà temo sarà impossibile trovarne un'altra.


Microscopio portatile: veniva venduto per corrispondenza dalla ditta produttrice, la IGC,(la stessa che produceva l'elettromocroscopio MAX, il proiettore Cinemax, il moviscop ecc ). Curiosamente nelle pubblicità era specificato che la ditta aveva la sede direzionale a Milano, ma che produceva a Lanciano. Chissa che ne è stato. E' proprio un giocattolo, poco più di una lente di ingrandimento. Diverso il discorso per quanto riguarda il secondo microscopio mostrato: questo (che non è un giocattolo della IGC, sembra quasi un prodotto professionale) funziona benissimo, si riesce ad ingrandire moltissimo, ha una seconda lente aggiuntiva da montare sull'obiettivo ed ha persino una specie di zoom.Sinceramente ora non ne vedo l'utilità, ma allora mi sembrava un vero portento.


Rimaniamo nel campo dell'ottica con questo "Cannocchiale del far west". Sempre prodotto (o perlomeno venduto) dalla IGC, che sembrava essere specializzata in prodotti ottici, un cannocchiale telescopico, venduto corredato di valigetta, distintivo parasole e fodero. Purtroppo mi rimane solo più il cannocchiale, ma ricordo vagamente gli accessori. La valigetta era solo una scatoletta di cartone con una specie di maniglia (di cartone anch'essa), il fodero era un cilindro di simil cuoio che si inseriva sul cannocchiale; non ricordo invece assolutamente nulla del distintivo: al solito se qualcuno mi vuole aiutare è il benvenuto!


Ho ritrovato su un fumetto dell'epoca la paginetta pubblicitaria di questa ditta, la IGC appunto, con gli oggetti quì sopra descritti e i relativi prezzi. Tra l'altro non ricordo assolutamente di averli ordinati per posta, ma di averli comprati in un normalissimo negozio di giocattoli.


Non poteva mancare un "vero" telescopio in questa parata: e quindi eccone uno di origine giapponese (la seconda patria delle macchine foto e delle lenti dopo la Germania), fornito di cavalletto di legno (probabilmente il pezzo più di valore dell'intero set!) e supporto "equatoriale". Di certo la conquista della Luna ha contribuito a questa richiesta di strumentario astronomico.


Questo è uno strumento di lavoro: si tratta di un contafili, una lente di ingrandimento speciale per il controllo dei tessuti, ma che poteva venire adoperata per moltissimi scopi, dalla filatelia al controllo delle banconote per dirne un paio. La lunghezza focale era studiata perchè l'immagine fosse focalizzata perfettamente appoggiando la lente sull'oggetto da osservare. Finito il lavoro, l'utilizzatore poteva ripiegarle e, dopo averla infilata nell'elegante astuccio di cuoio, riporla in tasca. Ovviamente la lente era fatta in Germania, la patria dei migliori strumenti ottici mai fatti.


Questo magnifico set (che forse si rifaceva ai famosi coltellini multiuso svizzeri), è composto da un manico che può montare diverse attrezzi, un martello, una lama seghettata, una lima a doppio uso, un coltello, un apribottiglie apriscatole e un cacciavite piatto. Raffinatezza: la leva che serve per bloccare gli attrezzi sul manico è in realtà un cacciavite a croce. Il tutto raccolto in una pratica custodia.


Queste sono delle torce elettriche, dotate di una lente frontale per indirizzare il fascio di luce su una superficie larga o di una lente rotonda per illuminare una zona omogenea. Dovevano essere alimentate con una batteria allora piuttosto comune, una pila piatta da 4.5 volt. Non le ho più viste in giro. Una è in metallo, la seconda credo in bachelite.


Ignoro la provenienza esatta di questa lanternina a pile, ma la ricordo da quando sono bambino. E quando ho conosciuto mia moglie, ho scoperto che anche lei ne possedeva (e ne possiede tuttora) una identica. Ci sono all'interno tre lampadine, una bianca, una verde ed una rossa a luce lampeggiante. Potrebbe essere intesa come una lanterna da marinaio, oppure da ferroviere. Non lo so, ma mi faceva molta compagnia.


Non vorrei sbagliare, ma questa grossa torcia faceva parte di un gioco tipo "il completo da esploratore" o qualcosa del genere. Poteva venire portata come se fosse una lanterna, oppure venire appoggiata su di un tavolo, ed infine anche agganciata alla cinta dei pantaloni per avere le mani libere. Un potente fascio di luce bianca poteva venire alternato ad una luce rossa lampeggiante. Quattro grosse pile a torcia le garantivano una buona autonomia.


PIC indolor: il sistema indolore per fare le iniezioni "Gia fatto?!!!!!" Comunque era una normalissima siringa, con degli altrettanto normali aghi e procurava assolutamente le stesse sensazioni delle normali siringhe. Era incluso nel corredo l'utile accessorio per rompere le fialette senza fare disastri.


Impazzava in quegli anni questo soprammobile/gioco/passatempo: tenendolo in mano, a seconda del calore sprigionato, la colonna di alcool interna tenuta sotto vuoto saliva. Semplice principio fisico secondo il quale più si abbassa la pressione, più si abbassa il punto di ebollizione, tanto che ad un certo punto il liquido si metteva pure a bollire! I più strani avevano forme contorte, alcuni avevano sfondi graduati leggendo i quali si misuravano diverse cose, per esempio il grado di innamoramento.


Questo strano aggeggio fa parte di una serie (oggi) di giochi scientifici: allora era una semplice curiosità, e nessuno sapeva in realtà perché mettendolo sotto una luce le palette si mettessero a girare vorticosamente. Si fantasticava di spinte fotoniche, di motore solare e chissà cos'altro. Sembra che le palette con una faccia nera (che assorbe la luce ed il calore) ed una argentata (che invece li riflette), messe sotto una fonte di luce e di calore generino una turbolenza che fa girare il meccanismo. Almeno questa è una spiegazione. Però informandomi meglio ho scoperto che questo strumento il cui nome è radiometro di Crookes, fa discutere dal 1873, quando venne sviluppato, e che persino un fisico dalla statura di Maxwell ne fu così affascinato da proporre una teoria sul suo funzionamento. Anche Einstein se ne occupò in un suo lavoro, e a tutt'oggi le teorie sul funzionamento si sprecano. Per maggiori informazioni vi lascio alla potenza di internet, dove troverete sicuramente molti ragguagli. A me bastava (e basta) che funzioni!!!!


Questi non sapevo in che sezione metterli: sono francobolli veri, con contenitore e spiegazione, che la rivista Epoca (ormai scomparsa) regalò per una decina di numeri, assieme ad un raccoglitore che occorreva acquistare. Francobolli garantiti Bolaffi!



Ora si usano CD o computer, ma imparare le lingue era un must anche allora. Solo che si usavano dei "banali" dischi da utilizzare su di un fonografo. Epoca ne aveva preparato una serie per i lettori. I dischi erano di plastica flessibile (assai comune all'epoca), tali da poter essere inseriti nel giornale senza problemi di rotture


Sempre della rivista Epoca un altro gadget che allora fu molto popolare: il febbrometro a striscia. Su un pezzo di celluloide venivano inseriti dei cristalli liquidi che cambiavano colore a seconda della temperatura. Lo stesso proncipio degli anelli con pietra a colori cangianti. Questo serviva a determinare se una persona avesse o no la febbre.


Correva l'anno 1970, e la zecca di stato decideva di fare,per l'anniversario della presa di Roma una serie di monete particolare, comprendente un 1000 lire in argento, oltre alle 500 lire ed alle solite monete. Fu l'ultimo anno in cui vennero vendute a valore nominale. In seguito chi voleva queste serie, o le singole monete da 500 lire commemorative di qualche cosa doveva pagersele una cifra arbitraria decisa dallo stato, sempre di molto superiore al valore intrinseco delle monete.


Comunque raccogliere monete era abbastanza comune, ed a seconda delle inclinazioni ci si poteva specializzare in monete correnti straniere o antiche italiane, o un qualsiasi altro genere. Era affascinante guardare tutte queste monete e immaginare di possedere un tesoro. Fu appunto raccogliendo monete e relative informazioni su di esse che scoprii una quantità di notizie interessanti (ricordiamo che internet non esisteva, e l'unico modo per scoprire qualcosa era andare in biblioteca o nei negozi specializzati). Per esempio ricordo che le monetine da 20 lire ad un certo punto (verso gli anni 70) diventarono lucidissime da opache che erano. Sembra che fu dovuto al fatto che nella vecchia lega fosse presente del titanio, che rendeva il valore della moneta molto più alto di quello nominale. Così fu deciso di cambiarne la composizione, e di conseguenza l'aspetto esteriore. E come non menzionare le monete d'argento da 500 lire? Ricordo ancora che venivano utilizzate normalmente, io stesso ne spesi e ne ebbi di resto in negozi. Finché non si scatenò la caccia alla mitica moneta dove la bandierina delle tre Caravelle era stata stampata al contrario. Non l'ho mai vista, naturalmente, ma nel giro di pochissimo tutte queste monete scomparvero nei cassetti dei collezionisti, e non se ne videro più in giro.


Nel 1970, al compimento del 14° anno di età mi fu regalatO un fantastico motorino: un Aspes Cross Special 69, con parafanghi e serbatoio in vetroresina e motore Minarelli P4 . Mi durò circa tre mesi, e mi venne rubato dal box dove veniva tenuto. Mi è rimasto il libretto originale con la custodia con la pubblicità del venditore; in seguito mio padre cercando di riscostruirla ricomprò prima un telaio, poi serbatoio e sella, poi la ciclistica....il risultato è che ora una moto nuova e quasi completa giace smontata in cantina, in attesa di riassemblaggio. Lo farò, ma mi spaventa la nostra burocrazia, e rimontarla senza poterla usare... non mi va. Intano mi guardo la foto di un aspes simile al mio, presa da un sito specializzato in questa marca, che sembra riscuotere ancora un grosso successo tra gli appassionati. Dopo l'Aspes mi comprarono un Gilera 50 trial, che all'epoca era appena uscito. Era un modello totalmente nuovo, con un'estetica bellissima ed un motore che (nella versione truccata) poteva competere alla pari con i famosi Sachs.


Questa è la Honda 500 DHC bicilindrica, con distribuzione a doppio asse a camme in testa, una tecnologia che allora solo le Alfa Romeo si permettevano. Pesante quasi 300 kg ain assetto di marcia, con una potenza sufficiente a farle raggiungere i 180 km/h, è stata un sogno di molti ragazzi. Sebbene praticamente identica alla sorella maggiore, la 750, si differenziava per avere solo due cilindri anziché quattro, come del resto aveva la più comune 500 four. Questa è stata immatricolata nel '73, ed è completamente originale (a parte un fianchetto che mi è stato sottratto durante un parcheggio) e funzionante: la usavo come mezzo cittadino, ora grazie alla politica idiota che la ritiene più inquinante di un SUV da 2 tonnellate sono costretto ad usarla solo fuori città.(mentre i suddetti SUV possono ovviamente circolare, ma questa è un'altra storia...si vede che i politici usano poco la moto e molto le auto...magari di colore blu che costano meno...)


Non si poteva non parlare della mitica Vespa 125 Primavera: praticamente obbligatorio avercela! Non sapevami chi fossero i mods, gli Who con Quadrophenia furoreggiavano all'estero, e noi seguivamo inconsapevoli queste tendenze. Comunque,nonostante la Piaggio la facesse solo bianca, i Primavera venivano ridipinti in blu, in testa di moro, in rosso... e possibilmente si cercava di avere il sellino scamosciato bianco. Questa è in tutto e per tutto originale, ed ancora ci faccio qualche giretto. Si nota la ruota anteriore leggermente maggiorata; anche questa è originale dell'epoca, e risale a quando mi si infilò per l'appunto la ruota davanti nelle rotaie del tram (che da allora odio). Per evitare di incappare nel medesimo incidente la sostituii con un pneumatico leggermente più grande a prova di binario. Probabilmente fuori omologazione, ma più sicura


E sopra alla vespa un sacco di autroadesivi: da me furoreggiava questo della JPS, con lettere dorate su fondonero. Bellissimo!


Dalla Piaggio questo modellino del Ciao, un motorino che ha fatto epoca. Questo incrocio tra una bicicletta (quante pedalate per partire!) ed un motorino, nonostante l'aria dimessa, si poteva taroccare per fargli raggiungere potenze e velocità ben superiori a quelle consentite. Ma in salita si doveva comunque pedalare forsennatamente!


Chi non si ricorda dei motori Minarelli, prodotti dalla omonima fabbrica bolognese tuttora esistente? In versione P 4 (a quattro marce) o P6 (a sei marce, i migliori) equipaggiavano la maggior parte dei motorini di allora, dagli Aspes ai CF: solo i più...titolati potevano vantare moto con motori Sachs, Guazzoni (unico con valvola rotante!) et similia.


Finalmente, al compimento dei 18 anni, ricevetti una macchina: trattavasi di una 500 di quarta o quinta mano, ridotta come si può immaginare dopo anni di uso da parte di svariati proprietari. Fu una fortuna, perché mentre su di un'auto nuova non avrei toccato nulla, il fatto che questa fosse ormai sulla via del demolitore mi autorizzò a fare svariate modifiche. E quale se non la classica trasformazione in 595 Abarth? I contatti di mio padre mi permisero di trovare tutto il necessario (e anche qualcosa di più) per farlo. così, modifica dopo modifica, con freni potenziati, interventi strutturali sulla carrozzeria (necessari anche per rimuovere tutta la ruggine!), motore 595, marmitta Abarth, e ovviamente spoiler, trombe da camion, sedili avvolgenti, cinture di sicurezza ultimo (per allora) modello, serbatoio raddoppiato, la vecchia trappola poteva competere con le mini, che allora impazzavano. I miei amici che mi aiutavano nei vari collaudi la chiamavano "Bara Volante". Facile immaginarne il motivo. Ho ritrovato stasera nella cantina paterna i vari quadri strumenti di cui l'avevo dotata.



Anche il volante originale ben presto sparì per venire sostituito da questo volante sportivo di Fusina. Lo stato di usura testimonia quanti chilometri ci abbia fatto. Mi sembra di ricordare che poi anche questo volante venne sostituito da uno in legno di Nardi, ma non ne trovo traccia.


Ogni volta che mio padre cambiava auto (ovviamente sempre FIAT, purtroppo), io mi tenevo il libretto di uso e manutenzione, corredandolo delle informazioni del caso: periodo, targa della macchina, foto se possibile, eccetera. Così ho una discreta raccoltina di questi volumetti, tutti relativi ad auto prodotte tra il 1960 ed il 1980.


Veniva venduto (non questo modello) per corrispondenza dalla SAME o dalla GOVY import, si chiama episcopio e serve a proiettare sul muro un'immagine tratta da una foto, da una rivista...Serviva per ricalcare i disegni che venivano dati come compito!


I gettoni del telefono: valevano 50 lire, ed i vecchi telefoni della SIP, quelli marroncini grossi come un piccolo frigorifero accettavano solo questi. Poi all'improvviso le telefonate vennero a costare 200 lire, ed i gettono quadruplicarono di colpo il valore. Si narra di piccole fortune costruite grazie all'incetta di un enorme numero di questi gettoni nei giorni precedenti il cambio di valore


Nella cucina delle nostre case non mancavano gli elettrodomenstici della Moulinex: questo è un tritatutto, antesignano dei moderni robot. Come si vede già dotato di tutti quegli accessori necessari a trasformarlo in tritacarne, grattaformaggio, spremipomodori (le conserve si dovevano pure fare!), eccetera.bachelite, coloratissimo e splendido, oltre che naturalmente ancora funzionante.


Con i biscotti della nonnina, zucchero e latte e fior di farina.. La scatola porta biscotti è una componente fissa della mia infanzia. In attività ancora oggi, contiene alla perfezione i biscotti che oggi vengono venduti in tristi pacchetti di carta.


Continuiamo a rimanere in cucina. Mi sono ricordato di queste zollette quando le ho viste in vendita ad un mercatino. Sono normalissime zollette di zucchero prodotte dalla Eridania, che hanno stampati su ogni zolletta dei disegni di automobili antiche: dalla FIAT alla Renault, alla Peugeot, eccetera. Non so quante vetture vi fossero rappresentate, né se furono stampate per una edizione speciale o che altro. Al solito aspetto che qualcuno mi dia informazioni più dettagliate.

Chi si ricorda i regalini inclusi nelle confezioni di detersivi? Questa è la pubblicità del Vel, ma credo il più noto fosse il Tide,(quì in una pubblicità del 1964 regalava i personaggi Disney), che regalava dei giocattolini bellissimi. A questo proposito mi ricordo una statuetta molto piccola rappresentante un cinesino accovacciato, che poteva anche essere un Buddha. Inserendogli in bocca un sottilissimo cilindretto bianco, somigliante ad una sigaretta, il cinesino prendeva a fumare (estremamente diseducativo oggi!). Purtroppo non mi ricordo altro: c'è qualcuno che può aiutarmi?


Per coerenza insieme ai detersivi nomino anche le lavatrici: ho ritrovato nei soliti negozietti questo pezzo di antiquariato. Io la ricordo presente in casa, aveva due cestelli separati credo per lavare e risciacqare. C'era anche una grossa pinza di legno per afferrare i panni e spostarli da un cesto all'altro. Mi sono astenuto dal ricomprarla pensando allo spazio necessario per stivarla, però almeno la foto la inserisco!

E per amor di completezza metto anche questo elettrodomestico che, sebbene svettasse in bella mostra dal mio solito spacciatore di anticaglie, mi sono ben guardato dal comprare pensando alla reazione della mia famiglia: il frigorifero della FIAT. Lo abbiamo usato per decenni, sebbene privo di congelatore e tutte le frivolezze dei moderni apparati.Poi un triste giorno, dopo aver esalato l'ultimo respiro, venne sostituito con un moderno e asettico modello.

Non c'era fiera (allora si chiamavano così) che non avesse un banchetto nel quale alcuni contenitori nascondevano dei piatti rotanti, sui quali veniva posizionato un foglio di cartoncino. Con il pagamento di una modesta somma il bambino poteva versare dei colori a tempera sul cartoncino che ruotava, ottenendo queste strane composizioni che si poteva far passare per arte. Alla fine il quadro veniva inserito in una cornice altresì di cartoncino e portato a casa dall'orgogliosissimo artista!.


Sono stato a lungo indeciso se inserire questa foto o no. Credo che tutti ci ricordiamo dei famigerati occhiali a raggi x, quelli venduti dalla ditta SAME, di cui parlo nella sezione pubblicità. Personalmente non ho mai avuto il coraggio di comprarli, vuoi per taccagneria, vuoi perché non ci ho mai creduto veramente. Ma mi è rimasta la curiosità di sapere dove si nascondesse la truffa, e la segreta speranza che non ci fosse. E non ho mai conosciuto o sentito uno che affermasse di averli avuti. Così quando ho visto su un sito di aste che li vendevano mi ci sono buttato: purtroppo anche questa volta senza combinare nulla. L'oggetto in questione è infatti misteriosamente scomparso dopo appena un giorno. Mah!?