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GIOCHI 2

Questo è l'apparecchio che mi ha avvicinato ai baracchini: trasmetteva,(e funziona tuttora!) sui 29 MHz, ma con una smanettatina ai circuiti si poteva portare sui 27, cioè sulla CB. Essendo allora assolutamente vietata,(ricordo che si diceva che l'Escopost, la polizia postale, girasse a bordo di furgoni dotati di radiogoniometro apposta per pescare i radioamatori) mio padre era terrorizzato da multe e galera, così potevo giocarci solo sotto stretto controllo!


Trovo molto evocativa questa scatola, che rimanda alle conquste spaziali: sono anche queste due ricetrasmitenti, o Walkie Talkie, leggermente posteriori e piu piccole delle precedenti. Spacetone (di nuovo un rimando allo spazio) il marchio.


Ho avuto diversi modelli di questi telefoni intercomunicanti, tutti prima o poi fagocitati da mia madre che li utilizzava per parlare con la cugina che abitava al piano di sopra, o con gli amici in montagna che abitavano nella casa a fianco. Insomma, ero abituato a vedermeli regalare e sparire pressoché in contemporanea. Questo giocattolo in particolare era prodotto dalla INGAP, che sta per Industria nazionale Giocattoli Automatici Padova. Azienda fondata negli anni 20, che godette di ben 50 anni di onorata carriera, quando poi venne, oramai ridotta al lumicino, assorbita da una concorrente e chiusa. Tra i giocattoli di sua produzione si contano trenini a molla ed elettrici,tram ed aerei, automodelli statici e dinamici, telefoni, armi e cucine giocattolo, eccetera. E' comunque sempre stata all'avangiardia: addirittura produsse un'automobilina radiocomandata ben prima dei giapponesi. Anche questi telefoni rappresentano una innovazione rispetto a quelli standard. Infatti da uno a quattro telefoni potevano venire collegati ad un centralino, attraverso il quale tutte le chiamate dovevano passare. Da dove, grazie ad una serie di deviatori, venivano poi inoltrate al destinatario. Fantastico!


Della Corgi Toys questi splendidi modellini in scala 1/43 relativi all'agente 007: la famosissima Aston Martin DB5 di 007 missione Goldfinger ed la più moderna Toyota di Si vive solo 2 volte. La Corgi e la Dinky Toys facevano a gara per accaparrarsi i diritti di riproduzione delle vetture rese famose dai film, o serial TV. In genere i modellini erano dotati della stessa serie di trucchi delle auto originali. Così potevano sparare razzetti, eiettare passeggeri, e così via.


Così la Corgi Toys fece anche la strana vettura pensante tratta dal film Chitty Chitty Bang Bang: poteva volare, navigare, e decideva autonomamente come comportarsi. La Corgi ne fece una prima versione negli anni 60, in seguito ne venne riproposta una copia negli anni 90 fatta a Taiwan, meno dettagliata nei particolari dei personaggi, ma almeno identica nella scala e nei dettagli del modellino; questa aveva una confezione per collezionisti, ed ancora dopo ne venne fatta una versione con una scatola simile all'originale, ma molto semplificata nei dettagli.Questa è la versione per collezionisti.


Ancora della Corgi la Batmobile: anche questa è la prima edizione, spara dei razzetti rossi dagli scarichi dietro ai sedili, e dal muso esce un rostro taglia catene. Fuoriescono anche delle "fiamme " dallo scarico per simulare il motore jet.Ne vennero fatte diverse versioni, una con un gancio traino per rimorchiare il Bat Boat. Questa è la prima versione.


Della Dinky Toys invece queste bellissime riproduzioni di una vettura e di un aereorazzo tratte della serie di telefilm di Gerry Anderson a pupazzi animati "Thunderbirds": anni 60/70. Posteriore di un decennio circa il set completo della Matchbox



Sembra che vennero rilasciate oltre 120 licenze per il merchandising legato alla serie dei Thunderbird: una montagna di oggetti di ogni genere.Si annoverano set da cucito per bambine, posters, carte da gioco, divise e costumi, ovviamente modellini e chissà cos'altro ancora. Qui c'è una riproduzione del Thunderbird 2, prodotto dalla Ray-o-Matic di Hong Kong. Non credo fosse ufficiale, visto che sulla scatola si parla di Space ship e non di Thunderbird, nonostante si possa definire un suo clone.Funzionamento a batterie, con il comando per la marcia dato da una potente torcia elettrica oppure da un sensore di movimento interno


Dinky Toys per l'Intercettatore Shado, dalla omonima serie UFO- Shado, sempre di Anderson; fu fatto anche il modellino dell'auto del comandante Straker e lo Shadomobile.



Sempre della Dinky Toys le riproduzioni di questi veicoli resi famosi dalla serie Spazio 1999:sono le Aquile lunari, e questa era una serie fantascientifica nata come seguito ideale a UFO base Luna. Solo che prese una vita propia, senza alcun riferimento alla base lunare del comandante Streker. Qui si vedono due aquile da carico, una con dei bidoni radioattivi ed una completa di container.




Il rifacimento Corgi (ormai diventata extra europea....) degli anni 90 con confezione per collezionisti del famoso Yellow Submarine:identico invece il modellino, a parte la dicitura made in..India.


Non si può negare che già solo le scatoline dei modellini dagli anni '60 abbiano un loro fascino. Forse è per questo che ne ho consevate moltissime: Mebetoys, Corgi Toys,Dinky Toys, Politoys, Mercury, Tekno.... Poi aprirle e trovarci dentro quelle fantastiche macchinine...Oggi i modellini o sono decisamente brutti, ed allora costano poco e sono fatti per bambini, o sono più belli ma costano un patrimonio. E non hanno le portiere ed i cofani apribili, le valigie nel portabagagli, non hanno segreti,non sparano razzetti....Per non parlare delle scatole, che il più delle volte si riducono a semplicissimi blister da esposizione. Oramai il modellismo è ridotto all'acquisto di una macchinina in edicola, come gadget di una rivista.


Una panoramica di modellini della Corgi Toys con in primo piano il Circo: già allora mi sembravano troppo belli per essere giocati. Ad onore di mia figlia devo dire che li ha usati (con un po' di trepidazione da parte mia..) e li ha lasciati intonsi come li ha trovati. Animaletti compresi.


Ancora la Corgi Toys: forse non tutti sanno che all'inizio, negli anni '60, vennero prodotti 12 modelli particolari: erano infatti dotati di un motore a molla, che ne faceva dei modellini a retrocarica. Esternamente erano assolutamente identici a quelli statici, solo nel fondino un rigonfiamento denunciava la presenza del motore. Anche la sigla era la stessa, con l'aggiunta però della lettera M, che significava "mechanical".


Decisamente di livello elevato questa Roll Royce Phantom Sedanca coupé della Pocher: questa casa, fondata a Torino nel 1951 come Pocher Micromeccanica realizza nel 1970 questo splendido modello in scatola di montaggio (il terzo della serie dopo una FIAT F2 ed un' Alfa Romeo. In scala 1/8, quindi lunga oltre 60 cm, e composta di ben 2199 pezzi, compresi i raggi delle splendide ruote, da montarsi insieme al proprio tiraraggi uno per uno, utilizzando un'apposita maschera. Il motore era dettagliatissimo, e girando la manovella d'avviamento i cilindri con bielle e tutto simulavano il movimento di quello vero, e schiacciando il pedale del freno la tiranteria faceva muovere i pistoncini che comandavano le ganasce sulle 4 ruote, mentre tirando la leva del freno a mano si azionavano sulo due ganasce supplementari sulle ruote posteriori!!!! Le maniglie aprivano le porte, i finestrini erano comandati dalle maniglie, e girando la chiavetta di avviamento si accendevano le luci. Mi sembra di ricordare che il costo del kit si aggirasse sulle 100.000 lire! Mi venne regalata per il natale del 1970, e lavorandoci un po' ogni giorno la finii per il Natale successivo. E fa ancora bella mostra di sé (solo un po' impolverata) dove venne sistemata oltre 35 anni fa!


La Schuco, notissima casa di Norimberga, ha sempre prodotto giocattoli di alto livello. Questa è una delle Microracer, automobiline a molla con le ruote girevoli comandate da un pomello celato nello scarico. Ne avevo due, complete di una pista grigia a più corsie, fatta di fogli di acetato lunghi circa 20 cm ed assemblabili uno dopo l'altro. Purtroppo questo gioco è andato perso, ma ho acquistato questo modello replicato oggi insieme alla maggior parte della produzione originale Schuco.Questa è un'altra "vexata questio": il riproporre questi pezzi di antiquariato del giocattolo in versione pressochè indistinguibile dall'originale è lecito oppure no? Se da un lato cio mette in grado chiunque ( a patto sia in grado di sborsare comunque delle belle cifrette) di entrare in possesso di pezzi eccezionali, dall'altro automaticamente ne deprezza l'originale. Soprattutto perché i soliti falsari riescono a ricostruire di tutto, spacciandolo per originale.


Sempre a proposito di copie "ufficiali" ecco un eclatante esempio nostrano. Tutti gli stampi originali della Mercury vennero evidentemente acquistati da una azienda genovese che si chiama Scottoy. Questa non solo cominciò a rimettere in commercio i modellini originali degli anni 50 e 60, ma addirittura all'inizio fece delle scatoline assolutamente indistinguibili da quelle originali. Questo dovrebbe esserne un esempio. Ora la produzione continua, ma le scatole portano fortunatamente il marchio Scottoy, anche se il logo è esattamente quello della Mercury, con solo la scritta diversa. Una curiosità: a Genova, sede dell'azienda, Scottoy è una catena di sexy shop, che commercializza probabilmente ben altro tipo di "giocattoli"! Non so se ci sia una qualche correlazione. Anche il sito Scottoy appartiene a questa catena. Boh...


Un portachiavi con annesso modellino in scala 1/66 della Mebetoys. Questa casa, della quali parlo nell'apposita sezione del sito, produsse un range di ottimi modelli soprattutto italiani, nella canonica scala 1/43, prima di venire venduta alla Mattel, e perdere tutto il mercato.


Credevo di avere una buona conoscenza della Mercury e della sua produzione, pur non possedendo tutti i giocattoli da questa ditta prodotti. Sapevo che mi mancavano diversi pezzi, che però ero certo di avere almeno visto. Invece questo portachiavi mi ha colto di sorpresa: non ne conoscevo l'esistenza. Raffigura il modellino della 500, uscita appunto col numero di catalogo 1, e mostra anche il famosissimo logo dell'azienda. L'ho trovato per puro caso, ed è entrato immediatamente a far parte della mia collezione.Ho anche ritrovato lo stesso portachiavi, assolutamente identico, ma privo del logo sulla faccia posteriore, che appare liscia. Forse un posteriore utilizzo degli stampi magari ceduti a qualche altra azienda? Se qualcuno avesse delle notizie riguardo a questo pezzo è pregato di comunicarmele!


Un altro giocattolo marchiato Mercury completamente ignoto non solo a me, (come del resto il precedente) ma anche agli autori di quello che credevo un libro esaustivo e completo su questa ditta. Si tratta di un modellino di nave, più grande dei soliti fatti dalla Mercury, completo di basamento. Raffigura la nave Oceanic, della Home Lines, e sembra che fosse stato commissionato appunto dagli armatori in occasione del varo della nave nel 1965, come regalo all'equipaggio. Sotto il basamento c'è la scritta : G. Procacci, navalmodello, oltre a naturalmente il marchio Mercury. Prego vivamente chi avesse ulteriori informazioni di condividerle con me!
Una curiosità: la nave, (varata nei cantieri di Monfalcone) dopo avere cambiato nome ed armatore diverse volte, dal 2009 sta di nuovo solcando i mari col nome originale.


Le macchinine della scatola di fiammiferi, per le loro dimensioni: Matchbox, della Lesney (casa fondata all'inizio del secolo scorso). Sono una serie di macchine movimento terra,autoveicoli antichi e moderne auto riprodotte in tutti i particolari nella scala 1/66.



Sempre Lesney, questa volta della serie Models of Yesteryears perché appunto riproducevano veicoli antichi, una locomotiva che mi ha sempre affascinato.Si tratta della American general Class. Una particolarità di questa casa è di avere attribuito gli stessi numeri identificativi (Y13, in questo caso) a modelli diversi a seconda dell'anno e della serie, causando così confusione nei collezionisti. Oppure, se mantenuto lo stesso modello, farne delle piccole varianti (colori leggermente diversi, minime differenze nelle scatole o addirittura nello stampo).Senza una guida è impossibile risalire all'anno di produzione.


Ovviamente non dobbiamo dimenticare le moto, anche se i modellini di auto restano la passione primaria. Questa della Politoys è uno splendido modello di Harley Davidson, la mitica moto da biker.La Electra Glide, stesso modello in dotazione ai famosi Chips americani, (prima che passassero alle più affidabili moto giapponesi) che mantiene inalterata nel tempo la sua popolarità. Questi modelli erano veramente ben fatti, ricchi di particolari, in metallo pesante, che davano soddisfazione sia a giocarci sia semplicemente ad esporli.


Lo stesso modello Electra Glide 1200 venne riproposto con una livrea diversa in versione sidecar.


Sempre della Politoys ecco un altro modello di moto degli anni '70: la famossisima Honda 750 four.Realizzata in maniera dettagliatissima, completa di sospensioni e ogni minimo dettaglio, l'ho acquistata perché era il modello che più si avvicinava alla mia Honda 500 bicilindrica, di cui si parla in queste pagine.


Negli anni '70 impazzavano le prime Golf gt, le Mini Cooper, i Triumph TR7, auto sportive piccole ma velocissime....e la FIAT decise di combatterle proponendo la 128 Rally: motore benzina 1300 cc e un sacco di accessori inutili, come i doppi fari supplementari anteriori,cofano e baule con colorazione nera strisce sulle fiancate, pseudo poggiatesta, sedili in finta pelle, paraurti sdoppiato... In realtà venne fatta per cercare di smaltire le carrozzerie a due porte, che altrimenti sarebbero rimaste ad arrugginire a Mirafiori (un po' come per il modello 127 Rustica, che doveva servire a rimettere sul mercato tutte le vecchie carrozzerie pre-restyling). E questo è il modellino in scala 1/24 che a quell'epoca fece la Politoys


Una via di mezzo tra i modellini ed i giochi scientifici.Veniva pubblicizzata come "L'auto con il cervello": era la Computer Car, della Baravelli,(che peraltro riproponeva un gioco americano)l'antesignana degli attuali robot. Una serie di schede perforate nere (in realtà i fori erano sostituiti da incavi più o meno profondi su entrambi i bordi) che venivano inserite nella macchina (al di sotto, da dietro) scorrevano e venivano lette da appositi leveraggi collegati a motore e sterzo. Un ingranaggio le faceva avanzare. Così la macchina percorreva un circuito seguendo le istruzioni, andando avanti o indietro,fermandosi, sterzando a destra, sinistra o tirando diritto per un tempo determinato dalla lunghezza del taglio Le schede avevano nomi di percorsi famosi come Daytona, Le mans o Indianapolis; c'erano inoltre delle schede vergini bianche sulle quali si potevano inserire percorsi appositi, magari zigzagando tra i mobili di casa ed utilizzando anche gli appositi segnali ed i birilli forniti in dotazione.Un gioco veramente avanti per gli anni '70!
Ho ritrovato una seconda scatola con un modellino diverso. Dal manuale di istruzioni si nota che in effetti c'erano quattro diversi modelli, ed essendo le carrozzerie intercambiabili si istigava all'acquisto di più esemplari, così da poter completare la collezione!.







Non così tecnologico come il precedente ma altrettanto divertente questo veicolo anfibio l'ho ritrovato da poco. In realtà io avevo la versione civile, (quella in basso), ma il modello è pressoché identico. Una coppia di batterie azionano un motore collegato alle ruote e ad un'elichetta, il che permetteva a questa jeep di passare dal terreno all'acqua del solito laghetto dove mi portava mio padre. Un piccolo timone direzionale consentiva di impostare una traiettoria che riportasse il giocattolo a riva (in realtà, non succedeva quasi mai...). Il piccolo salvagente sul tetto fungeva da interruttore, con marcia avanti ed indietro. Le ruote in gomma testimoniano una certa cura nella realizzazione del modello, ed una minore attenzione al prezzo finale!



Credo che tutti ci ricordiamo dello Spirograph, della solita Quercetti: la prima volta che ricordo di averlo visto risale al 1968, e questo esemplare deve essere dell'anno successivo: grazie alle ruote dentate si potevano creare splendidi disegni geometrici multicolori; la fantasia si scatenava anche nei bambini, come me per esempio, scarsamente dotati dal punto di vista artistico. Originalmente era fornito con 4 biro colorate che in questa confezione si sono perse nelle nebbie del tempo.



Un altro gioco "creativo" per chi come me a creatività era messo maluccio:il mosaico cinese. Con una pazienza degna appunto di un cinese si dovevano prendere i chicchi di riso colorato ad uno ad uno per mezzo di un lungo bastoncino di legno con la punta intinta nella colla. Poi si doveva incollare il chicco su un disegno, ottenendo un bel disegno colorato. L'insieme di centinaia di chicchi di colori diversi doveva dare un bell'effetto mosaico. Ricordo di aver completato un solo disegno, usando oltretutto il trucco di gettari i malefici chicchi a manciate sulle parti preventivamente intrise di colla, e poi di aver sbattuto il tutto in cantina. Dove dei topi hanno pasteggiato con il riso rimanente dopo aver forato i barattoli. Questa scatola l'ho trovata su un bel sito di giochi vecchi, ma è più piccola di quella che ricordo io.



Questo gioco poi è andato completamente perso, essendo la mia capacità di ideare oggetti all'incirca zero. Con della creta si sarebbero potuti creare ogni sorta di gioielli, nei quali si sarebbero dovute incastonare le bellissime pietre in dotazione. Ho conservato giusto qualche "opale", dei "diamantini" (che in realtà finivano per sostituire i fari che si perdevano dei miei modellini, e degli stampi. Un totale fallimento.



Un'azienda chiamata Pan-ludo (della quale sono riuscito solamente a ritrovare un vecchio catalogo: era una ditta con sede a Busto Arsizio) produceva una serie di giochi scientifici ed altri giocattoli come valigette del dottore, completi da vigile, o da pompiere eccetera. Era appunto prodotto dalla Pan Ludo il gioco del piccolo chimico: questa era una confezione n.5, la più bella e completa. Purtroppo in questo caso il tempo ha avuto la meglio sul gioco, le provette si sono collassate,molti accessori si sono rotti. Era infatti completa di varie storte, o matracci, fornelletto a spirito e dozzine di elementi chimici. Ricordo che mio padre mi sequestrò immediatamente il ferrocianuro di potassio, terrorizzato all'idea di ingoiare cotanto veleno. Scoprii in seguito che era solo un innocuo colorante per inchiostri. Proviamo a leggere il contenuto di provette e contenitori di queste scatole: Calce viva, soda caustica (quà c'è un avvertimento: attenzione, non toccarsi gli occhi?!), acido cloridrico (nessun avvertimento), sali di ammoniaca. La scatola aveva un impressionante potenziale distruttivo, ed oggi avrebbe sicuramente una serie altrettanto impressionante di etichette di avvertimento. Anzi non sarebbe così completa.


Ritrovata ad uno dei tanti mercatini che frequento una scatola numero 2, praticamente completa e mai giocata. Confesso che ho la tentazione di rimetteci le mani e vedere se riesco a combinare nuovamente uno dei tanti puzzolenti disastri con i quali da piccolo affliggevo gli innocenti abitanti del mio condominio! La calamita serviva per riconoscere i metalli nei residui risultati dagli esperimenti.Trovo curioso che non sia riportato da nessuna parte il marchio dell'azienda produttrice, la Pan-ludo.


Anche questa l'ho ritrovata alle solite borse di giocattoli, è la N.3 . In compenso ha il suo manuale di istruzioni originale, che era lo stesso per tutte le versioni.Così si risparmiava, ed al contempo si faceva marketing (o per dirla semplicemente si invogliavano i fruitori del gioco a comprarne le versioni più grandi: infatti su ogni esperimento era riportato il numero della scatola con la quale lo si poteva eseguire, ed ovviamente la maggior parte di essi si rifaceva a numeri alti, e conseguentemente a scatole più costose!). Per la cronaca sul catalogo in mio possesso, datato 1969, sono riportati alcuni prezzi: dalle 1950 lire per la scatola n.1 alle 2600 per la numero 2. Un aumento esponenziale, possiamo supporre circa 8000-9000 lire per la più completa.


Ed ecco la più bella scatola del piccolo chimico della Pan Ludo assolutamente intonsa: la numero 5! Due ripiani pieni di provette, storte, matracci, pipette ed ovviamente elementi chimici con i quali eseguire centinaia di esperimenti, a volte anche pericolosi. In questo caso il librettino di istruzioni consiglia i meno esperti di inforcare il paio di occhiali di plastica forniti nella confezione, e di ricorrere in caso alla supervisione di un adulto. Sono differenti i contenitori degli elementi chimici, più simili alle confezioni del primo laboratorio di biologia.


Un'altra versione, credo più vecchiotta della precedente, del primo Laboratorio di Chimica, come era stato chiamato. Sempre Pan Ludo, che in questo caso mette il proprio marchio insieme al logo del canguro che la distingue sul coperchio della scatola, non in legno come le precedenti ma in cartone spesso e rigido.


Questa volta un marchio diverso, sconosciuto, per l'ennesima versione del piccolo chimico. Risalente ai tardi anni '60, scatola completa di molte provette e matracci ma soprattutto dotata di una dettagliatissima tabella egli elementi.


Inutile, i giochi scientifici mi sono sempre piaciuti. Questa è un' altra versione del piccolo chimico, della Kosmos. Questa ditta produceva una interessante serie di giochi del genere, ne ricordo diversi relativi all'elettronica. Interessante in questa il libretto delle istruzioni, che insegna un'impressionante numero di esperimenti chimici.


Sempre della stessa serie del laboratorio di chimica, quindi prodotto dalla Pan-ludo, ecco Il mio primo laboratorio di fisica. Una scatola veramente completa, con il solito manuale che mostra come eseguire un centinaio di esperimenti con il materiale in dotazione, e ne spiega le legi fisiche. Esperimenti di fisica acustica, fisica ottica, di magnetismo, elettricita, e così via, per un gioco che oltre a divertire poteva insegnare moltissimo.


Ancora Pan-ludo:questa valigetta del "Mio primo laboratorio di biologia" non l'ho mai avuta, ma la ricordavo benissimo. Il microscopio è una delle tante produzioni della Watra, (riportata più sotto), in versione "mini", infatti è alta solo una quindicina di centimetri, ma è perfettamente funzionante.


Questa è invece la versione "non portatile", da laboratorio, dello stesso gioco: la scatola numero 3, la più completa. Ovviamente ci sono maggiori possibilità All'interno, oltre ad un dettagliato manuale di istruzioni, una serie di composti chimici, conservanti e coloranti per preparati, ed addirittura degli animali conservati: un gamberetto, un piccolo granchio ed una ranocchia! Il microscopio è un Watra, descritto più sotto, e ci sono inoltre alcuni attrezzi per prepararsi i campioni da osservare sul vetrino.


Un altro bellissimo "gioco" della Pan Ludo: Cristal Growing, o la coltivazione dei cristalli. Purtroppo questa volta una normale scatola di cartone, nella quale le solite boccette di vetro e contenitori con sali minerali permettevano di far crescere dei magnifici cristalli. Un esaurientissimo manuale spiega tuto sulle forme geometriche, sulla simmetria e sui processi di cristallizzazione. Divertente ed educativo.


Infine, della Pan-ludo, una bellissima scatola di legno (ma perchè oggi non ci sono più, sostituite da blister in plastica o contenitori in polistirolo?), intitolata "I tesori della Terra", contenente una vastissima serie di minerali, suddivisi in singoli contenitori numerati e spiegati approfonditamente nell'accluso libretto.


La IGC produceva una serie di giocattoli scientifici, rifacendosi alla Pan Ludo, sotto la serie MAX: il microscopio,la chimica, la cinematografia, la pittura,l'elettromicroscopio eccetera.Ed infatti ecco la mineralogia MAX, una scatola di cartone (impietoso il confronto con la bellissima scatola sopra riportata) contenente minerali assortiti montati su un piccolo basamento di plastica. Probabilmente era anche incluso un piccolo manualetto, che non è presente invece in questa confezione.


Il tipico regalo allo studente bravo in scienze era il microscopio giocattolo, seppure perfettamente funzionante. Svariati i modelli, quasi sempre in scatola di legno con alcuni accessori tipo pinzette, vetrini di scorta, od altro. Il primo è un modello "professionale", dotato di particolarità che invece mancavano nei modelli standard: uno "zoom", che ingrandiva ulteriormente l'immagine, ed un prisma che consentiva l'angolazione del tubo di visione mantenendo però orizzontale il piano di lavoro.
Il secondo è un modellino in miniatura, alto una decina di cm, ma perfettamente funzionante.
Il terzo è un modello della IGC, gia ricordata,con due oculari di diversa focale consente ingrandimenti fino a 750 volte.
Il quarto invece è quello più comune, con un revolver dotato di tre obiettivi che consentivano ingrandimenti fino a 300 volte. La luce era fornita (come in quasi tutti i modelli) da uno specchio posto sotto al tavolino, che poteva riflettere la luce solare o quella di una lampada da tavolo. In alternativa era presente una piccola lampadina (solitamente blu-monocromatica), alimentata da un paio di pile nascoste nel basamento. In questo Watra l'accensione avveniva tramite un interruttore posto nel retro, in altri come negli IGC l'accensione era "automatica" con il ribaltamento in basso dello specchietto.





Ancora un microscopio della IGC, leggermente differente dal precedente; inoltre la scatola è fornita di una nutrita serie di accessori per la preparazione dei vetrini, oltre che di qualche vetrino.


Questo è di qualità superiore rispetto ai precedenti, pur restando un giocattolo. E' dotato infatti di supporti per il vetrino con regolazione micrometrica per il suo spostamento nei due assi, e pure di diaframma per regolare la quantità di luce. L'immancabile scatola di legno conteneva anche gli accessori utili alla preparazione dei vetrini.


Di produzione giapponese, marca Nisco, questo microscopio si distingue per consentire la visione con luce polarizzata. sembra chissà che cosa, in realtà aveva un paio di piccoli pezzi di acetato polarizzatori da inserire sull'oculare e sulla lampada. Orientandoli opportunamente si poteva polarizzare la luce per poter fare osservazioni particolari. Peccato che le istruzioni fossero decisamente carenti. Nella confezione erano presenti anche dei vetrini, con vari cristalli tra i quali quelli di urea, che ben si prestavano all'osservazione con luce polarizzata.




Qui se ne vede uno di fabbricazione americana, sempre giocattolo, che invece di avere un oculare normale proiettava l'immagine del vetrino su di un mini schermo come quelli professionali da laboratorio.Ovviamente la qualità è quella di un giocattolo, per cui l'osservazione poteva avvenire solamente nel buio quasi totale.


Menzione a parte merita questo "Elettromicroscopio MAX": sulla scatola era visibile una gigantesca proiezione a muro di un vetrino raffigurante una parte di mosca. In realtà riusciva a proiettare solo vetrini perfettamente trasparenti, e solo al buio più totale. La confezione comprendeva spatole, bisturino, vetrini e vetrini coprioggetto, blu di metilene per colorare i preparati e fissatore, oltre ad un piccolo trattato di biologia microscopica. La dicitura 20.000 ingrandimenti, che reclamizzava questo strumento e si poteva anche leggere sopra, era evidentemente una boutade: tali ingrandimenti si raggiungono con i microscopi elettronici, che hanno costi leggermente superiori a questo giocattolo; la spiegazione in piccolo all'interno del manuale: erano ingrandimenti lineari, misurati tra il campione di partenza e l'area massima teorica che la proiezione avrebbe potuto raggiungere. Esagerando comunque. La ditta produttrice era la IGC, della quale parlo in un'altra sezione di questo sito (cose 2)


Solitamente assieme al microscopi venivano regalate delle confezioni di vetrini per prepararsi da soli i campioni. Questi sono quasi professionali, essendo vetrini per l'osservazione comparata in goccia pendente


Questa scatola da negozio conteneva 12 confezioni diverse di 6 vetrini ciascuna, già preparati, che potevano essere osservati sia sui microscopi normali che sull'elettromicroscopio MAX. In effetti erano fatti appositamente per quest'ultimo giocattolo. Un grazie a Pietro che me lo ha procurato facendomi venire la voglia di giocarci di nuovo. Anche questi vetrini erano prodotti (o perlomeno distribuiti) dalla IGC. Esistevano comunque in commercio delle confezioni più "professionali", composte da 12 vetrini ognuno, che avevano quasi la stessa confezione di questi.



Questi blister della Giochiclub erano delle mini scatole per scienziati in erba, le quali permettevano di fare diversi esperimenti che potevano essere di fisica, di chimica, di botanica, praticamente spaziavano in tutti i campi scientifici. Poco costosi, giusto un paio di elementi venivano forniti in ogni confezione. In compenso sul retro c'erano dettagliatissime spiegazioni per poter effettuare almeno una decina di esperimenti interessantissimi ogni scatolina. Sul catalogo sono illustrati i sei differenti blister, dicendo chiaramente che "avrebbero aiutato a trovare la giusta strada del vostro futuro". 800 lire il prezzo per una confezione.



Questo è quanto mi è rimasto di un gioco diverso dai soliti: libretto di istruzioni, un flaconcino e un esperimento più o meno riuscito. Inclusit, della RICO, serviva per inglobare in forme di resina trasparente qualunque cosa, oggetti o piccoli animali. Nella confezione ricordo appunto un flacone di liquido disidratante, quello della resina, indurenti e solventi vari. Seguendo le facili istruzioni si potevano creare dei soprammobili, fermacarte o cose simili con all'interno oggetti di qualsiasi genere. Io avevo appunto messo la copia di una moneta d'oro, che all'epoca regalava credo la rivista Epoca ora scomparsa; non ha avuto grande successo per i tempi lunghi che richiedeva: circa 24/36 ore per l'indurimento completo, da sommare ai tempi necessari alla preprazione degli oggetti o degli insetti, oltre ad una scarsa reperibilità dei ricambi. Inoltre ricordo che emanava una discreta puzza che si diffondava per tutta la casa, con i risultati che si possono immaginare.
La Pan-ludo ne produceva una versione chiamata Plastinsert, assolutamente sovrapponibile a questa, almeno per qunto ricordo.


Ed ecco infatti della Pan Ludo il Plastinsert. Ignoro se fosse uscito prima questo o il concorrente della Rico, ma erano praticamente identici. La confezione comprende infatti tutti i barattoli e gli accessori che io mi ricordo esserci stati in quella che avevo posseduto, incluse le scatoline di plastica che servivano da stampo.


The visible woman: questo è passato come un gioco, in realtà è una perfetta riproduzione anatomica di un corpo umano femminile, con un libretto di istruzioni firmato da un MD americano. Anche gli studenti di medicina lo adoperavano. Una curiosità: all'interno, in una scatolina di cartone anonima e sigillata con le avvertenze sull'esterno, un feto in formazione e gli accessori necessari per eventualmente montarlo: che i giovani acquirenti americani non restassero sconvolti da queste rivelazioni! Ne esiste anche una versione con il Visible Man, controparte maschile, ma non ricordo se in questo caso gli organi riproduttivi fossero nascosti alla vista del delicato cliente americano. Mi ha invece scritto Gabriele assicurandomi, avendone montati un paio, che non erano presenti dettagli imbarazzanti oltre ai normali organi. Del resto se guardiamo una delle tante trasmissioni di produzione americana, possiamo notare che sono fin troppo dettagliate nei particolari raccapriccianti come un'autopsia dal vero o filmati di interventi chirurgici, ma non appena la telecamera si sposta su di un seno o su organi sessuali questi vengono prontamente coperti da un velo!



Il giroscopio: un gioco scientifico che aveva il potere di farmi passare le ore. Si faceva stare in equilibrio ovunque, anche sul piccolo supportino a forma di Tour Eiffel in dotazione. Un giocattolo che di diritto inserisco nella serie dei giochi scientifici. Tutto in metallo.


Parente del Meccano questa scatola di costruzioni della Gilbert, l'"Erector engineer", identica come pezzi, americana , con un libretto di istruzioni che punta a futuristiche costruzioni perlopiù di natura aereonautica. Sul retro di copertina del libretto le pubblicità degli altri giochi scientifici: bellissime le varie scatole del Piccolo Chimico e del falegname.



Sempre parente del Meccano, questa volta di fattura autatarchica,da cui riprende anche la classificazione delle scatole con i numeri (quì una numero quattro), sempre con gli stessi identici pezzi all'interno. Ma non esistevano i copyright?



Il costruttore meccanico, della Bral, questa è la scatola n. 4. Sempre della serie "Meccano", praticamente gli stessi pezzi, variavano mi sembra solo le dimensioni e le misure delle viti e dei bulloni: in mm nelle versioni italiane, in frazioni di pollice nelle versioni anglo-americane. Mi sembra di ricordare che ne esistesse anche una versione della Marklin, la quale però versava alla ditta inglese delle costose royalties.. In questa scatola è presente anche il libretto di istruzioni, con decine di modelli da costruire. Più sotto la scatola numero 5, non la più grande, completamente intonsa.Tra quelle di maggiori dimensioni la numero 6 veniva venduta addirittura in una scatola di legno. Il nome Bral dovrebbe derivare dal fondatore Roberto Braglia, che negli anni 20 creò la "fabbrica di giocattoli e minuterie metalliche". Credo che una decina di anni fa riprese la fabbricazione del Costruttore meccanico, sempre basandosi sugli stessi pezzi in acciaio.




Questi due oggetti sono da così tanto tempo in un cassetto della mia scrivania (hanno anche superato indenni un trasloco), che non sono sicuro della loro collocazione originaria. Facevano sicuramente parte del Meccano, per cui li sistemo qui. Sulla chiave è incisa la scritta AMI-LAC, che significa articoli meccanici ingegnosi: era l'ennesimo clone italiano del meccano, che però non mi ricordo di aver posseduto. Magari mi avevano comprato qualche accessorio da utilizzare col Meccano originale, che era sicuramente più costoso. Nelle foto successive una scatola della AMI che ho trovato in vendita, e la scatola numero 1 completa di pezzi, seppur confusi e disordinati!
A questo punto ringrazio Alessandro si Asti che mi ha scritto aggiungendo precisazioni sull'acronimo AMI-LAC. Alessandro aveva trovato un trenino marca LAC, e dopo varie ricerche ha scopero che LAC sta per Leonida Alemanno Casalpusterlengo, una fabbrica attiva in diverse sedi sin dal 1908, con produzione di giocattoli come aeroplanini, automobiline, motociclette, navi, tamburi, palette, secchielli, fischietti e nauralmente trenini. Grazie Alessandro!



Sono invece sicurissimo della provenienza di questi attrezzi: facevano parte di un favoloso set da falegname. Era contenuto in una bellissima scatola di legno, a due battenti, con una maniglia per il trasporto. Credo di aver combinato non pochi danni ai mobili di casa con questo gioco! Nel set c'erano tutti gli strumenti necessari a fare guai, perfettamente funzionanti,una piccola morsa, la classica sagoma di legno per tagliare, il seghetto da traforo, le pinze, le tenaglie, la sega da legno.... Purtroppo qualcosa è andato smarrito o distrutto.Ora li ho sistemati in questa vecchia scatola che credo contenesse un set simile, ma spero di ritrovare la sua originale.Si può notarne l'usura, al trapano manca persino il manico, sostituito con un grosso bullone metallico, a testimonianza dell'intenso uso di questi attrezzi! Tra l'altro, al pari delle scatole del chimico o altri giochi potenzialmente pericolosi, quì tutto è assolutamente funzionante, solo in scala più piccola per poter essere maneggiato dai bambini, tutto in legno, metallo, niente plastichetta anti graffio per evitare ferite ai pargoletti!
Per la cronaca ricordo di aver ricevuto in regalo da un parente idraulico anche un set da lattoniere (forse i miei genitori avevano intuito le potenzialità di questi mestieri!!!), in una piccola cassetta di alluminio esattamente uguale a quella dei grandi, con dentro piccole tubature e attrezzi... ora non so se questo fosse proprio un gioco (mi pare strano che esistesse qualcosa di simile) oppure un regalo personalizzato e costruito da questo zio. Qualcuno ne sa qualcosa?


Ho ritrovato (sfortunatamente incompleta) in giro per l'Italia quella che credo fosse la cassetta da falegname che avevo ricevuto in regalo. Era prodotta dalla SEI di Torino, una casa editrice ancora esistente che aveva in catalogo anche giochi istruttivi come questo. Esiste ancora il marchio sul coperchio. Cercherò di ricomporla, indovinando come in un puzzle gli attrezzi mancanti e sistemandoli al posto giusto.



Credo che questo set da falegname della Nuova Faro sia leggeremente più recente, intorno ai primissimi ani '70. Si iniziano infatti a vedere attrezzi più moderni, come le copie di trapani e mole elettrici (ovviamente, essendo destinati ai bambini, funzionanti a mano). Comunque gli attrezzi erano sempre metallici ed effettivamente funzionanti.



Eccolo il Coloredo della Quercetti di Torino: il famosissimo gioco con i chiodini colorati che mi ha intrattenuto per ore ed ore. Si una basetta di plastica forata si inseriscono questi chiodini colorati fino a formare un quadretto, una figura, una forma dettata dalla fantasia... per i meno dotati artisticamente come me c'erano delle figure da ricopiare, altrimenti non c'erano limiti alla creatività. Una sola parola; eccezionale. Come mi ha scritto recentemente un altro nostalgico, ci sapevamo divertire veramente con semplicità, senza videogiochi sanguinolenti o cellulari connessi a internet. Ora sembra impossibile.
Piccola curiosità: mi sembra che il nome "Coloredo" sia stato rivendicato da un'altra società, che fece causa alla Quercetti. Così questo gioco, tuttora in vendita (a riprova che le idee semplici sono durature), ora viene chamato Fantacolor.
Solo poche parole per ricordare purtroppo la morte, avvenuta nel gennaio del 2010, di Alessandro Quercetti, il genio che fondò negli anni 50 l'azienda che continua a far giocare i bambini in modo intelligente.




Ho visto per puro caso questo gioco in vendita su internet. Colorado, dalla scatola credo sia risalente agli anni tra il 40 ed il 50. Non sono riuscito a saperne nulla, non esiste nessun brand né sulla scatola né tantomeno sul catalogo, solo la dicitura "brevetto italiano n. 422560. Si può presumere che sia questo il gioco al quale si è ispirata la Quercetti per creare il proprio Coloredo, e per il quale ha avuto dei problemi tanto da doverne cambiare il nome in Fantacolor. Per amore di precisione, sul sito Quercetti è correttamente riportato che si ispirarono ad un precedente gioco coi chiodini.



Della Italocremona il Plastic City: meno "nobile" del Lego, (che era decisamente più costoso), per me era molto meglio: anche se i mattoncini di dimensioni maggiori potevano farlo sembrare un gioco per bambini veramente piccoli, aveva delle raffinatezze che al Lego mancavano: per esempio porte e finestre erano apribili, il tetto poteva venire fatto con delle lamine di cartone verdi con sovrastampate le tegole; insomma, a me pareva che le costruzioni fatte con il Plastic City fossero molto migliori rispetto a quelle del diretto concorrente. Caratteristica la scatola a cilindro, che richiamava i fustini del detersivo. All'interno oltre ai mattoncini erano presenti anche delle istruzioni, con modelli da copiare.
Erano anche offerte delle piccole scatole aggiuntive, con pezzi particolari che potevano servire a migliorare o rendere unica la costruzione: antenne, caminetti, tegole, serrande basculanti per garages, scritte per negozi (una particolarità: l'unica scritta brandizzata-come si direbbe oggi- era quella della FIAT!), bowindi trasparenti, steccati eccetera. Caratteristica la scatola cilindrica, che nel corso degli anni ha subito dei piccolissimi cambiamenti più che altro nel disegno: si può notare come in questo caso scatola e scatoline siano coeve, mantenendo un' identica immagine.



Della APS (poi divenuta Politoys) dagli anni '60 ecco il Politecno nella versione da tavolo: questo strumento somiglia ad un seghetto da traforo, ed è in effetti un seghetto per polistirolo: attaccato alla corrente il filo si scalda e penetra nel polistirolo espanso tagliandolo alla perfezione. Degli appositi accessori consentono il taglio diritto o circolare. Ne esisteva una versione portatile, identica ad un seghetto da traforo nella forma ad arco, ma con una connessione ad una pila da 4.5 volt.Nella confezione con la versione da tavolo erano forite anche delle tavole di polistirolo con sopra disegnate locomotive, auto, navi, ponti,...Tagliandole come fosse un classico traforo si costruivano degli splendidi modellini tridimensionali.Ecco una scatola che contiene le tavole di polistirolo disegnate e pronte per essere tagliate per costruire una locomotiva; il disegno esterno della scatola riproduce esattamente quello della scatola più grande contenente il set da tavola completo.
Si può vedere anche la versione per fare sculture: un manipolo collegato all'alimentatore/riduttore di corrente poteva montare diverse punte, adatte a scolpire, sempre grazie al riscaldamento della lama, dei blocchetti di polistirolo espanso. Nel frontespizio del libretto di istruzioni si possono vedere i tre diversi attrezzi: quello da tavolo, il seghetto portatile ed il manipolo da scultura.





E' incredibile ma sono riuscito a ritrovare una scatola completa ed in ottime condizioni del Politecno: continene, oltre al filo a caldo completo di accessori per tagli rotondi e diritti, una serie completa di colori speciali, oltre all'apposito tubetto di colla. Infatti il polistirolo nonn può venire incollato con colle normali, che lo scioglierebbero, nè tantomeno essere dipinto con colori contenenti solventi ma solamente con colori ad acqua. Completano la scatola iu seghetti di ricambio, le istruzioni per l'uso, una serie di piani di montaggio di un trattore con le relative decals che rappresentano cruscotto e battistrada delle ruote, ed un catalogo generale completo di prezzi dell'epoca. I prezzi: la scatola completa n 1 8.500 lire, il modellatore per scultura esposto qui sopra 5.000 lire, la serie di colori 2.500 lire, e prezzi variabili tra le 400 e le 1500 lire per le scatole di montaggio, che come si è detto comprendevano cucce per cani, trattori, auto, locomotive, aerei, camion e navi. Ovviamente non poteva mancare l'offerta di tavole in polistirolo totalmente bianche per chi aveva abbastanza fantasia da crearsi i propri modelli. A proposito, si può notare la sigla APS sulla scatola: la stessa azienda divenuta in seguito nota come Politoys e Polistil.



Un ideale "trait d'union" tra le costruzioni meccaniche finora presentate e le seguenti elettroniche è questo Ingegnere meccanico della Philips. Io lo avevo nella versione italiana, molto più spartana in un contenitore di polistirolo; purtroppo al solito la scatola è andata persa, ho conservato solo una metà del contenuto, ma fortunatamente ho ritrovato questa confezione inglese in una elegante scatola di legno. Pressoché identico il contenuto: pezzi simili a quelli del meccano ma in plastica permettevano (anche grazie ai dettagliatissimi progetti) di costruire auto, carri, teleferiche, mulini a vento, trattori che potevano venire motorizzati dall'apposito motorino elettrico incluso. C'è comunque una strana differenza nella colorazione dei pezzi: totalmente bianchi questi, verdi con le ruote rosse quelli che avevo io. Probabiilmente una versione posteriore.



Dalla Philips questo Electronic Engineer: una serie di tavole forate con sopra disegnati dei circuiti elettronici facili da cablare con i componenti elettronici compresi nella scatola. Raffigurati gli schemi di una radio e di un tester per resistenze. Molto ben fatto il manuale, sul quale nel '68 ho appreso i rudimenti dell'elettronica. Nella foto si vede un interruttore automatico sensibile alla luce, uno dei tanti progetti possibili del gioco. Estremamente semplice, intuitivo e sicuro il montaggio dei componenti sulla basetta universale, grazie a fissaggi fatti con piccole mollette. Nulla da saldare o incollare, pur dando però la soddisfazione del costruire qualcosa, maneggiando direttamente i delicati componenti elettronici. Completametne diverso dalla filosofia del Lectron.
In una mostra itinerante dedicata all'ingegneria ed ai giocattoli ho ritrovato esposto il gioco con la sua scatola originale,(che ho purtroppo smarrito) completo di tutte le resistenze, i transistors e i diodi ancora nei loro involucri! Confesso di aver tentato l'acquisto, purtroppo non è stato possibile. Dopo alcuni giorni ho ritrovato il gioco completo (seppure nella versione base, la EE 8), ad un'asta , e sono riuscito ad entrarne in possesso, così ora lo posso riproporre qui!.




Infine ho ritrovato anche la versione che possedevo io. E' la serie EE 20,in versione italiana (ne esistevano versioni per il mercato americano, tedesco, inglese, olandese eccetera), con la quale si potevano costruire una quarantina di apparecchi diversi: una radio, allarmi con fotocellula, persino un organo ad otto tasti.



Un "concorrente" dell'ingegnere elettronico era questo Lectron. Si rivolgeva ad un pubblico più inesperto, o con meno voglia di complicazioni. I componenti elettronici erano affogati in questi cubetti, con sopra il disegno del contenuto e gli eventuali contatti elettrici possibili. Dei piccoli magneti posti sui lati facevano si che si potessero construire ciruiti elettronici perfettamente funzionanti senza bisogno di saldature, connessioni, basette eccetera. Poche le soddisfazioni nel costruire, ma certi i risultati. Venivano anche fornite delle scatole aggiuntive (chiamate ampliamenti), con le quali, insieme ai pezzi della scatola base, si potevano costruire ulteriori apparecchi. Dal solito Corrierino dei Piccoli la pubblicità relativa.



Un gioco inglese sull'elettricità, Magnet-tricity. Una serie di esperimenti riguardanti fenomeni elettrici e magnetici si eseguivano facilmente grazie ai numerosi oggetti contenuti nella scatola. Molto accattivante il disegno raffigurante un immenso laboratorio elettronico.


Questa caccia al tesoro credo sia uno dei primissimi giochi elettronici commercializzati. Anni '67/68, si trattava di un cofanetto del tesoro che celava all'interno una microtrasmittente. Una volta attivata si poteva cercare il cofanetto (nascosto da un compagno di giochi) con l'ausilio di una specie di radiogoniometro celato nella scatoletta rossa, che segnalava con un suono l'avvicinarsi della trasmittente. Variando la sensibilità del ricevitore grazie alla manopola rossa ed ascoltando il suono cambiare intensità si veniva guidati fino a 20 cm dalla meta! La portata massima era di circa 20 metri, più di quanto un appartamento rendesse possibile.


Uno dei primi videogiochi da attaccare al televisore, il pong. Questo modello aveva solo i 4 giochi standard, pur supportando il suo chip gli altri due standard che venivano messi nelle versioni lusso: si trattava dei giochi con la pistola,(target) che era dotata di una fotocellula sensibile alla luce emanata dal quadratino che si muoveva sullo schermo. Ricordo che ero riuscito a "taroccarlo",aggiungendovi questi due ultimi giochi, grazie anche ad un altro fantastico gioco: L'ingegnere elettronico della Philips (vedi).


Soccer elettronico:questo antesignano dei giochi elettronici palmari ha lo schermo formato da diodi led rossi, che simulano i giocatori e la palla. Si può giocare in duo o da soli contro il computer.


Sector, una battaglia navale elettronica,nella quale si gioca contro il computer che controlla un sottomarino, facendolo spostare lungo delle rotte. Ai giocatori il compito di affondarlo, grazie alle indicazioni date dal "sonar" e dal computer. Prodotto in America e distribuito dalla Francia, si può vedere come i francesi, che tuttora non conoscono le lingue, chiamino ordinateur il computer.


Similmente ai giochi da bar dell'epoca occorre guidare una macchinina mossa dal volante su uno schermo digitale in bianco e nero (con mascherine colorate) rappresenta una strada. Possiamo classificarlo uno dei piu' bei simulatori di guida portatili del periodo. Prodotto dalla Blue Box e distribuito in italia da Ricordi Giochi, completo di display, casse acustiche, chiave di accensione, volante e cambio, Bravo Pilot Race era uno di quei giocattoli in grado di trasportarci direttamente in pista! Il senso del movimento veniva dato non dal comando diretto della vettura, ma tramite lo spostamento dello sfondo. pilotrace2


La stessa cosa ma questa volta si tratta di un sottomarino che deve anche sparare. E' più meccanico che elettronico:arrivati alla fine del gioco occorre riarrotolare tutto il percorso, disegnato su un telo, per ripartire da zero.


Molto più evoluto dei precedenti, ha diversi giochi su rom intercambiabili e la possibilità di proiettare l'immagine su di una parete. Non che si vedesse granché, ma per l'epoca...


Questo robottino ha un braccio totalmente snodato e comandabile tramite i pulsanti sul torace: è possibile fargli prendere un oggetto, farglielo spostare ecc.ecc.Un vero antesignano dei robot comandati per via telematica!


I primi giocattoli radiocomandati: si ispiravano alla fantascienza, il radiocomando è a mono impulso ciclico: avanti dritto, avanti dx o sn, indietro, e ricomincia.


Un altro gioco fantascientifico:un getto d'aria orientabile e regolabile in potenza che compie un percorso circolare; mantiene in volo il satellite,di plastica leggera, che deve essere fatto passare dentro i cerchi.


Questa bellissima portaerei della Ventura è di plastica lunga un metro, fornita di un potente motore che utilizza quattro pile a torcia. Ora sarebbe certamente dotato di radocomando, allora ci si accontentava di farla navigare liberamente in qualche laghetto sperando di recuperarla in qualche modo.Di questa fabbrica ne parlo alla fine della prima sezione dedicata ai giochi, ma se qualcuno avesse più notizie è pregato di mandarmele.


Telecomando a filo per questo escavatore a cingoli che oltre al movimento avanti/indietro può anche alzare ed abbassare la pala, scavando così sul serio. Produzione della Sommavilla,una ditta del Veneto che vinse negli anni '60 una commessa dalla FIAT per produrre giochi per i regali di Natale per i figli dei dipendenti. La stessa ditta fece una serie di macchine movimento terra, cercando di utilizzare sempre gli stessi "chassis": ecco così uno scavatore a cingoli, in trattore, una gru, tutti dotati di telecomando, persino un rimorchio da agganciare al trattore. Anche questi giochi riescono sempre a spuntare cifre oltre i 100 euro alle solite aste... se penso a quanti me ne sono passati per le mani...


Chi poteva permetterselo aveva il modello della Markling, magari quello dotato anche di mini-manometro, dinamo e lampioncino elettrico (come quello della foto tratta da un catalogo del 1962: il prezzo era di 47.300 lirette!) gli altri si dovevano accontentare delle macchine a vapore della Wilesco. Poi c'erano tutti i giochi da collegare alla macchina a vapore con una puleggia, solitamente da uno a dieci a seconda della potenza della macchina. Questi accessori potevano consistere in pupazzi in movimento, solitamente dediti a qualche mestiere (il fabbro che batteva sull'incudine per esempio) oppure attrezzi come seghe circolari, trapani eccetera.Non ho mai visto, ma avevo sentito parlare anche di una teleferica. Ho invece visto in Germania nella vetrina di un negozio specializzato uno splendido organo a vapore, "mosso" appunto da una caldaia verticale...spettacolare!




Sembra incredibile, ma inserisco questo giocattolo solo dopo vari anni dall'apertura di questo sito. Incredibile perché è sotto i miei occhi tutti i giorni, facendo bella mostra di sé in una bacheca appesa nel mio studio. Eppure non ho mai realizzato che lo avrei dovuto inserire immediatamente. Scherzi della (tarda) età! Si tratta di una gru prodotta dalla Mercury di Torino, per l'esattezza la gru Titano. Lunga circa una ventina di cm, pressofusa, è molto bella ma assai delicata. Purtroppo come molti modelli di questa casa il metallo soffre di quella "malattia"che viene chiamata metal fatigue. In pratica il metallo si sfalda,si rompe, collassa. Credo sia dovuto ad impurità nella fusione della lega. Così di queste gru ne sono passate diverse in casa mia, (ed è per questo probabilmente che mi ritrovo in casa diversi pezzi in più). La gru poteva venire trainata da un mezzo (per esempio un trattore fatto sempre dalla solita Mercury), oppure poteva venire montata fissa su di un tavolo grazie ad un morsetto pure questo fornito in dotazione.


E così già che c'ero mi sono ricordato anche di questo giocattolo: è sempre della Mercury, ed è un tritacarne, numero di catalogo 161. Fa parte di una nutrita serie di giocattoli in pressofusione fatte dalla Mercury, e tutti di elevatissima qualità. Questo tritacarne fu "clonato" da un analogo "torchietto per pasta", N. 160, pressoché identico ma con differenti lame. Così con un unico stampo si ottennero due differenti giocattoli. Mirabile esempio di ottimizzazione dei costi di 50 anni fa! Sarebbe opportuno fare un libro veramente esaustivo su questa azienda. Io ci sto pensando da anni, e da anni raccolgo informazioni e foto. In realtà ne esiste uno in commercio, per la verità molto bello, solo che ci sono diverse imprecisioni e mancanze.(una per tutte mancano notizie di una serie di portachiavi dei quali mostro un esempio io stesso in questa pagina, che vennero prodotti sicuramente dalla Mercury ma che non esistono su alcun catalogo. Un collezionista torinese mi ha parlato per esempio di un portachiavi fatto a farfalla, e sicuramente molti altri ne esistono.


Un altro dei giocattoli "casalinghi" prodotti sempre da Mercury: la bilancia con i relativi pesetti. Come quasi tutti i loro giocattoli è in pressofusione, compresi i piccoli pesi. Invece i piattini sono in plastica.


Questo sommergibile funzionava (e funziona) tramite un motorino a pila e con un ingegnosissimo sistema di controllo: inizia la navigazione (dopo essere stato equilibrato con la zavorra-una barra in acciaio fissata all'esterno dello scafo-) in superficie, e subito si immerge grazie all'azione dei timoni di profondità a scendere inseriti nel timone di direzione. Non appena sottacqua entrano in funzione i timoni di profondità a salire della coda, che grazie ad una maggiore superficie predominano sui primi. Appena questi sono fuori dall'acqua ecco che riinizia a scendere in un moto perpetuo. Il problema era che la vasca da bagno era troppo piccola per giocarci, così occorreva attendere che papà mi portasse ad un laghetto.


Ho ritrovato su ebay questo gioco: si tratta di un motore subacqueo, da attaccare alla chiglia dei modellini di navi. Funziona con una pila stilo, e si aziona ruotando leggermente la parte anteriore. Poteva essere collegato in due modi: con una semplice ventosa su qualsiasi cosa gallegiasse, oppure nei modellini di navi che lo prevedevano con un apposito aggancio. Sono certo di avere da qualche parte la barchetta alla quale attaccarlo, che se non sbaglio era un rimorchiatorino. Doveva essere, (ma qui posso sbagliare) prodotto dalla APS Polistil, così come il motorino che nella versione da me posseduta era tutto rosso: forse era costruito su licenza.


Ignoro il produttore di questo subacqueo, ma utilizza lo stesso motorino a pile sopra presentato. Ovviamente identica la connessione.


Finalmente rinvenuta anche una delle barchette alle quali si poteva collegare il motorino. E' il modello di un rimorchiatore, prodotto come ricordavo dalla APS Polistil. Sotto la chiglia è presente un aggancio a baionetta che consente di attaccarci il motorino subacqueo. Ora spero di ritrovare altri modelli di barche, che sono sicuro esistevano.


Il classico banco di scuola, con la lavagna che tirata verso il basso lascia scoperto un pallottoliere infisso in verticale, consentiva ai bimbi di prendere confidenza con la scuola, e di imparare a casa...divertendosi. Non avevamo le scrivanie per bambini, e questo serviva anche per fare i compiti.


La microguida: riedizione attuale e portatile per un vecchio gioco da bar/spiaggia. Ci si sedeva e due pedali manovravano l'inclinazione sui due assi del percorso da fare compiere alla biglia d'acciaio, cercando di evitare di farla cadere nelle buche.Nella foto seguente un esemplare originale del gioco, lasciato a languire in un magazzino. E si vede perché veniva chiamato proprio microguida: bellissimo il volante della 500 per orientare il piano destra/sinistra. Un paio di pedali (sempre da auto)servivano per l'orientamento avanti/indietro.



Dei primissimi anni '60 il pupazzo di Zio Paperone


Stesso periodo per questo orribile pupazzetto che in casa mia veniva chiamato Scaramacai, anche se in effetti non credo rappresenti il clown ideato negli anni 50. Manca infatti la tipica malietta a righe orizzontali. Credo fosse della Lenci, ma è veramente orribile!


Chi non ha mai giocato alla battaglia navale? Questa versione "tridimensionale" del classico gioco da tavolo edita dalla Mupi (sarà la stessa ditta del cinevisor?) è composta dallo schermo su cui posizionare le navi, da una seconda tavola di gioco sulla quale segnare i propri colpi e da bastoncini bianchi e rossi per tenere conto dei colpi sferrati.


Credo che sia risalente agli anni '50/60 questo cavallino: smontato da una giostra, conserva il suo meccanismo oscillante. E' stato montato su un basamento di legno, e ancora adesso i bimbi che ci vengono a trovare impazziscono per salirci.


Per le bambine la macchina per cucire, realmente funzionante. Questa è degli anni '70


Sempre per le bimbe la lucidatrice a pile: realmente funzionante, dotata di spazzole rotanti, ventola aspirapolvere e luce frontale. Il sacco può essere svuotato della polvere. Totalmente in metallo.


La AMB, o Agostino (credo!) Marchesini Bologna, o AM BO, famosa ditta produttrice di giocattoli aveva nel catalogo dai camion ai trenini, dalle automobiline alle cucine complete ai singoli elettrodomestici come frigoriferi o lavatrici. Questa è la lavatrice Milady, funzionante a pile, completa di luci e motorino.


Il garage per la macchinine, con autolavaggio ed ascensore, e officina...Brutta edizione in plastica degli anni '70.


Questo, più che un garage per automodelli in scala 1/43, è una funzionale scatola per riporli. Completamente in legno, dotata di 27 boxes contenenti ognuno una macchinina, si può richiudere e l'insegna diventa una comoda maniglia. C'è persino lo spazio sul retro del coperchio per scrivere nome e tipo dell'occupante... del box relativo! Della ditta TOF, che francamente non ho mai sentito.


La più famosa delle autopiste elettriche:la Scalextric. Il modello in questione mi era concesso, visto che il costo lo metteva a buon diritto tra i giochi dei grandi, solo sotto la supervisione di mio padre, che con la scusa ci giocava. Il problema era montarla e smontarla ogni volta, ed avere le 6 o 8 pilone a torcia necessarie per far correre le macchinine.


Questa teleferica doveva essere montata su di un plastico, che però non venne mai costruito. Mi accontentavo di farla correre tra due sedie....


Veramente questi erano i giochi di papà, ma visto che ho passato l'infanzia a desiderare di giocarci ce li metto ugualmente: due splendide confezioni di trenini Marklin: riproduzioni esatte all'inverosimile di due treni coast to coast americani.


Non potevano mancare gli accessori per rendere i plastici veramente belli ed impressionanti esteticamente. La Marklin era (ed è, credo) una delle migliori in questo settore.


Ovviamente non potevano mancare i trenini: non potendo usare i costosissimi Marklin di papà mi "accontentavo dei più modesti Lima. A poco a poco mi ero comprato una caterva di binari, vagoni, locomotori, accesssori vari come passaggi a livello, casette, ponti, trasformatori e avevo messo insieme un discreto materiale. Solo che il problema era lo spazio: occorreva rimontarlo e smontarlo ogni volta, così in breve finì tutto nel dimenticatoio.



Dopo tutti questi giochi da fare in casa, andiamo a trascorrere qualche ora all'aperto! A quel tempo i miei genitori mi regalarono una bici pieghevole Olmo, che avendo un robustissimo telaio fatto da quelle che sembravano travi e putrelle pesava uno sproposito; naturalmente non aveva il cambio o altri accessori, se non un cestino sul portapacchi posteriore. Era perfetta per le discese, un po' meno per le pianure, ma assolutamene inadatta anche alla più lieve salita! Ora questa bici è stata smaltita in una delle periodiche pulizie del garage, e purtroppo non sono arrivato a tempo per salvarla.Allora mi sento autorizzato ad infilare qui una ben più blasonata Graziella Rodeo. In una sorta di contrappasso, l'ho salvata dal camion dei rifiuti dopo che una famiglia di insensibili l'aveva abbandonata, così ha preso il posto della mia vecchia Olmo.
E' effettivamente una bici di lusso, con un cambio a cloche, freni a tamburo, sellone lungo per due bambini, ammortizzatori anteriori e posteriori. Ho poi trovato su uno dei Classici Audacia del 1969 la pubblicità relativa alla Graziella Leopard, che mi sembra più o meno la stessa; comunque, non essendo io esperto di bici, chiedo il solito aiuto a chi mi può dare qualche informazione.


Avevo ovviamente anche un monopattino, con le ruote complete di camera d'aria, il porapacchi, un campanello elettrico ed il freno a pedale. Anche questo purtroppo è sparito. Ne ho scovato uno simile ad un mercatino di ricambi per moto d'epoca, ed ora lo ripropongo.


Dalla strada al mare: un amico di famiglia mi aveva regalato un paio di giocattoli ormai perduti per divertirmi in acqua. Il primo era una specie di motore con elica azionato da una coppia di pedali da indossare per nuotare più velocemente: non ne ricordo molto. Il secondo mi è improvvisamente riapparso di fronte sfogliando un catalogo di giocattoli venduti dalla Rinascente e pubblicato su un Corrierino dei piccoli del 1966. Si tratta di questo pattino a motore. Ricordo che la prima volta che venne messo in acqua fu anche l'ultima. Montato il tutto, fatte le debite prove sulla spiaggia, pronto per una traversata memorabile,accadde che alla prima pedalata il telaio, compreso di elica e guidatore (cioè me) si sfilasse dai galleggianti per finire in fondo al mare. Fine di una bella avventura!


Ed ora tocca alla montagna: le inevitabili gite erano "alleviate" dall'acquisto di queste piccozze, con le quali potevamo cercare di emulare Walter Bonatti. Erano solamente dei giocattoli, ma servivano per farci sentire dei piccoli scalatori. Non so quante ne ho possedute, ogni anno andavano ricomprate perché si disrtuggevano facilmente. Ora ho provato a ricercarle, ma sembrano cadute nel dimenticatoio. Si possono solamente trovare delle ipertecnologiche piccozze in alluminio o titanio, ovviamente costosissime. Queste due derivano da un mercatino in Sud Tirolo, dove sembra che la tradizione venga un po' rispettata. Si potevano ornare con degli stemmini coloratissimi, rappresentanti le cime che si erano scalate. Ed era ovviamente avvantaggiato chi poteva permettersi di viaggiare, comprando così nelle varie tabaccherie gli stemmini delle vette locali.


Rubik fu un insegnante di architettura in una scuola di Budapest, e cercò un modo per aiutare i suoi allievi a visulizzare le figure tridimensionali. Il risultato fu uno dei giochi più popolari degli anni a cavallo tra il 70 e l'80.Il cubo di Rubik fece impazzire una generazione intera, fu un gioco estremamente semplice ma di una complessità nella risoluzione difficile da immaginare: oltre 43 miliardi di combinazioni possibili. Vennero organizzati tornei mondiali, conferenze, tavole rotonde, tutti provarono almeno una volta a tentare di risolverlo, ma pochissimi ci riuscivano. Gli venne dedicata la copertina di un numero di "Scientific American", in Italia "Le Scienze". Interi libri con trucchi per la risoluzione furono pubblicati, furono create figure diverse oltre alla classica soluzione per complicare la soluzione (Croci, Punti, Pons Asinorum, Croce di Plummer eccetera), ma la maggior parte della gente per risolverlo usava le maniere forti: scollamento e ri-incollamento delle faccette colorate in posizione corretta, o totale disassemblamento del cubo! Il primato mondiale di soluzione apparteneva ad un sedicenne con meno di mezzo minuto!!!! .
Ho cercato per anni la versione a 4, della quale avevo sentito parlare, e l'ho finalmente trovata in un negozio di Barcellona, ma mi rifiuto di spacchettarla e iniziare a giocarci! Ora grazie alla potenza dei personal computer ne esistono versioni digitali che arrivano fino a 10 cubetti di lato, ed è possibile vederne la soluzione sullo schermo... Molto complesse, ma decisamente meno affascinanti.